Tratto fedelmente da : Corriere della Sera   PSICHE SALUTE
Domenica 4 Dicembre  2005 pag. 55

Neurologia : Nuove ipotesi e più ampi criteri di diagnosi

Le cento facce dell'autismo

L'ultima scoperta: il cervello ha aree che non comunicano

Servizio di Serena Zoli

Cercavamo l' indirizzo di casa dell' autismo, in che gene cerebrale "abita", invece il problema sta nell' architettura complessiva del cervello. Così sintetizza Martha Herbert, neuropediatra di Harvard, la svolta radicale impressa dalle ultime ricerche. Non ancora certezze, ma pesanti indizi. Accumulatisi negli ultimi tre anni. Con le indagini di imaging, che mostrano il cervello in movimento, si è visto che nei malati di autismo varie zone non sono collegate tra di loro. Quanto recepito e/o elaborato dall' una, non si connette con le nozioni o emozioni percepite dall' altra; dunque la complessità non è possibile. Per esempio, cita Science, che dà notizia di questa svolta nelle indagini sull' autismo, Benjamin, 14 anni, è capace di imparare a memoria i mille ingredienti letti sulle etichette dei cibi, ma non capisce il senso di una semplice storia per bambini.

 Ma prima di chiedere lumi a un esperto della ancora misteriosa malattia accenniamo alle altre novità, made in Usa. C' è un movimento costituito da giovani con forme lievi di autismo che rivendicano il proprio stato come una neurodiversità, non una malattia.

 Abbiamo la faccia bloccata, inespressiva, stiamo ognuno per proprio conto, alcuni presi solo dal computer o solo dalla matematica, c' è chi non tollera il tocco di una mano, la luce del neon o lo squillo di un cellulare, e reagisce? Ebbene, si tratta di pure caratteristiche individuali, dicono Amy Roberts, 35 anni, e Gareth Nelson, diciassettenne, tra i fondatori dell' associazione.

 Difficile immaginare come abbiano potuto organizzare, il 18 giugno scorso, il primo "Giorno dell' orgoglio autistico" persone che sono incapaci di interagire socialmente. Il professor Filippo Muratori, neuropsichiatra infantile all' Università di Pisa e impegnato nella ricerca sull' autismo presso l' istituto scientifico "Stella Maris", non è invece negativo. Sulla base di un' altra, per così dire, novità. «Oggi - spiega - si parla di "spettro" dell' autismo e si parte da una diagnosi più larga che comprende nel disturbo chi ha solo alcuni, pochi, sintomi. Questa è gente che può anche organizzarsi. E che può avere alcune capacità di eccellenza portate al massimo da un' applicazione totale e ininterrotta». Alcuni hanno arruolato tra questi tipi ("figli di Asperger", si veda il box) geni come Einstein, Michelangelo, Andy Warhol. In conseguenza della svolta diagnostica, se fino a ieri si parlava di 3-4 autistici su diecimila bambini (erano i casi più gravi, spesso associati a ritardo mentale), oggi si parla di uno su 250. Nessun aumento reale, sottolinea Muratori, solo un arruolamento più ampio.

 E le terapie? «La nuova visione, diciamo "architettonica", dell' autismo potrebbe indicare nuovi metodi di terapia. Da applicare al più presto - perciò è tanto importante la diagnosi precoce, ormai possibile anche quando il bimbo ha solo 2 anni -. Oggi si fa solo terapia comportamentale (vere cure farmacologiche non esistono), mentre si potrebbero adottare tecniche che inducono la creazione di nuovi circuiti cerebrali. Sì, sì, è possibile, specie in età precoce».

 «Parliamo di aggiungere circuiti - continua Muratori - ma ancor più occorre "potare. Pruning, si dice, potatura. All' inizio il cervello crea un sacco di connessioni in più, ma, come la pianta va privata di alcuni rami per meglio svilupparsi, così via via, continuando la sua formazione dopo la nascita del bimbo, il cervello "pota" i suoi rami in eccedenza. Evidentemente nei bambini autistici è il meccanismo di selezione che non va, forse "pota" connessioni in realtà utili».

I sintomi
I disturbi in tre aspetti di relazione

I sintomi dell' autismo possono essere presenti solo in parte come numero e in forme più o meno attenuate. Come per tante malattie psichiatriche, oggi si parla di "spettro" dell' autismo, la diagnosi contempla un continuum che va dalle forme più lievi a quelle più gravi e invalidanti. I sintomi dell' autismo sono raggruppabili principalmente in tre aree

 DISTURBO SOCIALE Non essere teso a - e capace di - condividere le normali esperienze con gli altri

 DISTURBI DEL LINGUAGGIO A volte questi ragazzi non parlano affatto o parlano in modo peculiare; possono ripetere tale e quale quel che gli si dice (ecolalia); incapaci di usare il pronome io, parlano di sé in terza persona

 RIPETITIVITÀ DEGLI INTERESSI In genere estremamente limitati. Un bimbo grave può far oscillare un oggetto in mano senza cercarne mai altri e senza tentare di utilizzarlo in alcun modo

Le immagini rivelano la differenza

Le connessioni mancanti

le connessioni mancanti

Le moderne tecniche di imaging cerebrale stanno chiarendo molti punti ancora oscuri su eventuali anomalie nel cervello di chi soffre di autismo.  Una ricerca pubblicata sulla rivista Science, utilizzando questo metodiche, ha messo in evidenza, come vedete nelle immagini qua sopra, che negli autistici mancano certe connessioni fra i due emisferi cerebrali presenti nei soggetti normali.  A queste persone era stato chiesto di eseguire simultanemane con le due mani alcuni movimenti delle dita (illustrazione di Mirco Tangherlini).

 «neurodiversità» non malattia

 Ora c' è anche il Giorno dell' orgoglio

Autistic Pride

 "Accettare, non curare" è stato lo slogan del primo Autistic Pride day, celebrato il 18 giugno scorso a Brasilia per iniziativa dell' associazione, fondata da Amy Roberts e Gareth Nelson, che rivendica la neurodiversità degli autistici. L' iniziativa trova spazio tra i soggetti con una scarsa capacità di relazionarsi, ma dovrà tenere conto di una dimensione più ampia del problema, che coinvolge persone con pesanti difficolta di rapporti col mondo.

there is no cure for being yourself

Chiusi in sé, staccati dal mondo A volte geniali

La parola "autismo", creata dallo svizzero Eugen Bleulel nel 1911, voleva indicare la "fuga dalla realtà" caratteristica di una particolare forma di schizofrenia. All' origine del termine, autòs, in greco sé; dunque, "rinchiuso in se stesso". Il disturbo che intendiamo oggi con quel termine fu individuato molto tempo dopo, quasi in contemporanea ma in modo indipendente, dall' americano Leo Kanner nel 1943 e dal viennese Hans Asperger nel ' 44. Il primo si accorse dei bambini con particolari caratteristiche, oggi considerate le più gravi, e scelse "autismo" come nome della nuova malattia individuata; il secondo osservò sintomi analoghi ma in ragazzi tutti padroni del linguaggio e parlò di "Psicopatia autistica nell' infanzia". Nella comunità scientifica oggi è in uso dire "Asperger' s children" - i bambini/ragazzi di Asperger - per indicare i giovani autistici meno gravi e spesso dotati di talenti particolari. Nel film "Rain Man" il bravissimo Dustin Hoffman impersona appunto uno di questi malati, staccato dal mondo, ma con tratti geniali.


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