Tratto fedelmente da : Corriere Salute  20 Marzo  2005 pag. 11

Argento vivo o carenza di ferro ?

Bambini iperattivi - secondo uno studio francese, la causa della sindrome ADHD sarebbe da ricondurre alla carenza di questo minerale nella dieta.

Servizio di Cesare Peccarisi

Alla vigilia della reintroduzione del metilfenidato, lo psicostimolante noto come Ritalin, che ha scatenato ovunque polemiche per il suo utilizzo nei bambini con disturbo da iperattività e deficit dell'attenzione (ADHD), arriva la notizia dell'utilità in questi casi di cibi ricchi di ferro, come carne e verdura.

I neuropsichiatri infantili del Pitié Salpétrière di Parigi, diretti da Eric Konofal, hanno scoperto che in questi bambini le scorte di ferro sono dimezzate e nello studio, pubblicato sugli Archives of Pediatric & Adolescence Medicine, suggeriscono un trattamento con tale minerale.

Il ferro è necessario alla sintesi della dopamina, uno dei neurotrasmettitori che più si riduce nell'ADHD e che gli psicostimolanti cercano di incrementare.  Frena, però, gli entusiasmi, Russell Barkley, docente di neuropsichiatria alla South Carolina University, uno dei massimi esperti sulla Sindrome di iperattività, per la prima volta in Italia al convegno dell'Associazione italiana famiglie ADHD ( www.aifa.it ) . "La correlazione fra carenza di ferro e ADHD è interessante - dice Barkley -, ma va verificato se si tratta di un difettoso utilizzo del ferro da parte dei neuroni, o di carenza alimentare, frequente in questi bambini, che spesso vivono in famiglie di basso livello sociale con una dieta povera di ferro.  Questo deficit può compromettere la trasmissione dopaminergica cerebrale, ma non si può ridurre tutto a cause alimentari: la dieta è importante, ma il suo contributo impallidisce davanti a quello della genetica, dimostratasi fondamentale in più dell'80% dei casi".

Il ruolo dei geni

Principale imputato sembra il gene DRD4, la cui alterazione accorcia la durata d'azione e riduce la quantità non solo della dopamina, ma di tutti i neurotrasmettitori.  Il cervello cerca, allora, di far aumentare queste sostanze incrementando l'attività fisica e l'interesse verso ciò che è stimolante, come fumare, bere o comportarsi in maniera spericolata.  
Gli psicostimolanti evitano al cervello di dover ricorrere a stimoli sempre più forti per procurarsi i neurotrasmettitori che gli vengono a mancare; i farmaci vanno però aiutati con un intervento-guida di tipo comportamentale e la terapia va aggiustata in funzione dei progressi del paziente.

Farmaci - Piani di cura e registro dei pazienti

"Se il metilfenidato sarà reintrodotto in Italia, la terapia potrà essere iniziata solo dal neuropsichiatra infantile di un Centro ADHD designato dalla Regione e riconosciuto dal Ministero - spiega Pietro Panei, responsabile del Piano terapeutico ADHD già attivato dall'Istituto Superiore di Sanità -. Il Centro ADHD dovrà raccogliere tutte le informazioni possibili dai genitori e dagli operatori che seguono il bambino (psicologo, pediatra, assistente sociale); il paziente sarà seguito assiduamente per i primi 2 mesi e rivisto almeno una volta ogni 6.  Verrà fornito un piano terapeutico con ricette non ripetibili per il pediatra di famiglia, che, altrimenti non potrà prescrivere il farmaco".

L'Italia sarà anche il primo Paese ad avere un Registro dei pazienti in terapia, per evitare pericoli di abuso.  A minori rischi dovrebbero esporre l'Atomoxetina, nuova sostanza in arrivo: non essendo uno psicostimolante, ma un inibitore selettivo della noradrenalina, non viene percepita come piacevole e quindi non dovrebbe indurre dipendenza.


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