Continui progressi negli interventi per l'epilessia

Col bisturi si dà un taglio alle crisi

Il metodo può essere risolutivo se l'alterazione cerebrale è localizzata

Nuova frontiera della medicina supertecnologica, la terapia chirurgica dell'epilessia recentemente ha fatto importanti passi avanti e oggi rappresenta una concreta speranza di guarigione per migliaia di persone.

"L'intervento chirurgico può liberare dal tormento delle crisi epilettiche, ma anche dalla schiavitù dei farmaci da assumere in molti casi per tutta la vita — dice Hans Laders del Centro per la chirurgia dell'epilessia di Cleveland, di recente venuto in Italia per un incontro scientifico —. Possono giovarsene i malati che soffrono di epilessia "parziale", nella quale l'anomala scarica elettrica che genera le crisi rimane localizzata a una precisa parte di neuroni. L'intervento consiste essenzialmente nell'asportazione della zona di corteccia cerebrale responsabile dell'insorgere delle crisi".

Tecniche d'avanguardia

Questa corteccia, però, in molti casi, appare indistinguibile visivamente da quella circostante, ponendo non pochi problemi al chirurgo. Per fortuna oggi sono disponibili tecniche neuro-radiologiche e neuro-fisiologiche d'avanguardia, che consentono uno studio accuratissimo, destinato a delimitare la zona su cui intervenire. Ma questa è solo una delle tante difficoltà tecniche della chirurgia dell'epilessia. La complessità accompagna, infatti, il team di lavoro (composto da neurologi, neurofisiologi, neuroradiologi, neuropsicologi, neuropatologi e neurochirurghi) fin dall'inizio. La regione sulla quale intervenire, e anche la sua estensione, variano infatti da malato a malato in relazione a vari fattori, come il tipo di crisi e la durata dell'epilessia. Pertanto il trattamento chirurgico dell'epilessia richiede innanzitutto uno studio clinico e neurofisiologico accurato, per individuare con maggior esattezza possibile il punto di corteccia nel quale la crisi ha inizio. Per raggiungere questo obiettivo è necessario conoscere in maniera dettagliata la storia clinica del malato e delle sue crisi.

II lavoro diagnostico inizia praticamente a casa del malato: solo lui e i suoi familiari possono riferire esattamente come è iniziata e come si è evoluta la crisi, elementi indispensabili per poter formulare ipotesi diagnostiche che dovranno essere verificate attraverso una complessa serie di ulteriori indagini cliniche. Di grande importanza è poi la risonanza magnetica, che è in grado di evidenziare le eventuali alterazioni anatomiche della zona di cervello dalla quale verosimilmente nascono le crisi epilettiche. In alcuni casi si fa ricorso anche a tecniche complementari quali la PET (tomografìa a emissione di positroni) e la risonanza magnetica funzionale. Particolarmente importante è la registrazione dell'attività elettrica cerebrale realizzata per mezzo dell'elettroencefalogramma associato al monitoraggio video, al fine di correlare le modificazioni elettriche patologiche dell'attività cerebrale (presenti all'elettroencefalogramma) con le manifestazioni rilevabili durante la crisi.

Quando non si riesce altrimenti a stabilire con certezza la regione da cui originano le crisi, si fa ricorso alla stereo-elettroencefalografia, che prevede la registrazione dell'attività elettrica con elettrodi impiantati direttamente nel cervello.

Quando è utile

"L'importanza di questa chirurgia risiede nel fatto che sebbene con i nuovi farmaci sia migliorata la possibilità di cura dell'epilessia, una quota significativa di malati continua a presentare crisi non controllabili adeguatamente per mezzo delle medicine" dice il professor Carlo Alberto Tassinari, responsabile di una delle divisioni di Neurologia dell'Ospedale Bellaria-Maggiore dell'Azienda Usl Città di Bologna, dove ha sede un'Unità finalizzata alla selezione dei pazienti candidati alla terapia chirurgica. E soprattutto la chirurgia può diventare un elemento fondamentale quando le crisi continuano a presentarsi più volte al giorno, o quando, anche con meno crisi, la qualità di vita del malato può risultare estremamente compromessa, fino a causare uno stato di invalidità.

"I risultati ottenuti col trattamento chirurgico — afferma Giorgio Lo Russo, responsabile del Centro "Claudio Munari" per la Chirurgia dell'Epilessia dell'Ospedale Niguarda di Milano - permettono di porre indicazioni precise nelle forme di epilessia parziale. La possibilità di guarigione completa dalle crisi, nell'epilessia del lobo temporale, può superare il settanta per cento dei casi"

I centri per i malati italiani

In Italia sono 500.000 le persone affette da epilessia, un terzo delle quali non risponde alla cura medica e vengono operati 100 pazienti all'anno, un numero largamente insufficiente di fronte ad una richiesta valutabile in diverse migliaia.

Pertanto, oltre al "Claudio Munari" del Niguarda di Milano, che è attualmente il centro italiano dove viene operato il più alto numero di pazienti, altre strutture si stanno attivando. Un centro presso l'Ospedale Bellaria di Bologna, ed è già in fase di attivazione. "Certamente in Italia c'è bisogno di avviare nuovi centri per il trattamento chirurgico dell'epilessia — dice ancora Tassinari — trattamento che rappresenta oggi lo strumento in grado di migliorare significativamente la qualità della vita di un gran numero di malati, e, in una significativa percentuale di casi, portarli alla guarigione completa".

Sarebbe un passo avanti importante, considerato che , secondo la Lega Italiana Contro l'Epilessia (LICE), in Italia sarebbero necessari almeno 4-5 centri.

Danilo di Diodoro


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