8 Luglio 2001 (Corriere Salute)

Neurofisiologia: si emoziona, soffre, gioisce. Insomma, l'intestino è "intelligente". La scoperta di uno scienziato americano darà anche una svolta ai metodi di cura

Il cervello nella pancia

Un po' di rispetto per la pancia, per favore. Perche la pancia "sente". Metabolizza emozioni. Smista informazioni. Reagisce alle sollecitazioni dell'ambiente circostante, soffre. E gioisce. Già: nell'intestino vive e opera un secondo cervello. Un computer operoso e sofisticato. costituito da un'intricatissima matassa di neuroni (centinaia di milioni) e di cavi nervosi. Che è capace di governare in piena autonomia le delicate funzioni della complessa macchina digestiva. Parola di Michael D. Gershon, professore di anatomia e biologia cellulare alla Columbia University.

Il professor Gershon ha dedicato trent'anni allo studio di questo "cervello enterico" e dei suoi rapporti con quello pensante, riversando in un best seller, dal titolo "The Second Brain", gli intrigantissimi risultati ottenuti.

Un neurotrasmettitore, la serotonina, regola umore, sonno, dolore e anche le contrazioni addominali

La teoria del "secondo cervello" nella pancia è d'indubbio interesse nelle mani dei camici bianchi, che stanno cominciando a guardare con occhi nuovi la cura di vari malanni dell'apparato digerente. Un celebre esempio ? La sindrome dell'intestino irritabile, che affligge circa il 10 per cento della popolazione italiana. E' un disturbo del tutto benigno; di sicuro, però, fiacca seriamente il paziente, con dolori (in genere nel basso addome a sinistra) e difficoltà nell'andare di corpo. C'è chi accusa soprattutto diarrea, chi, invece, è afflitto da stipsi, mentre in altre persone i due problemi si alternano. L'intestino non è colpito da danni materiali, "fisici": "semplicemente" non funziona a dovere.

Resta il fatto che qualcosa, in quella complessa foresta di connessioni nervose che è il cervello enterico, è andato in tilt. E qui entrano in ballo le originali osservazioni di studiosi come Gershon, che hanno spinto i farmacologi a rinverdire le soluzioni per placare i capricci intestinali. Come ? La parola a Marcello Tonini, professore ordinario di farmacologia presso il Dipartimento di Scienze Fisiologiche e Farmacologiche dell'Università di Pavia. "Ultimamente", ci dice Tonini, "la ricerca ha posto molta attenzione al ruolo della serotonina nella regia dell'attività intestinale". Che cos'è la serotonina ? Una. sostanza, dalle molte azioni e presente, guarda un po', in entrambi i nostri cervelli: in quello superiore, è un messaggero chimico coinvolto nel controllo dell'umore, del sonno e della sensibilità al dolore; dabbasso, nell'intestino, mette in moto una progressione di contrazioni e rilassamenti della muscolatura, che sono poi quei movimenti che fanno avanzare il cibo che ingeriamo.

Cellule spedalizzate

"Il 95 per cento di tutta la serotonina presente nel nostro corpo", riprende Tonini, "viene prodotta: proprio nel tratto gastrointestinale, da una popolazione di cellule chiamate "enterocromaffini", che rilasciano questa sostanza in seguito a stimoli diversi: tipicamente dopo l'assunzione di cibo".

La serotonina, insomma, è una specie di direttore d'orchestra che manovra le leve del movimento intestinale.

Una riprova singolare ? "Il fatto che le persone con intestino irritabile che soffrono per lo più di diarrea hanno un maggior numero di cellule produttrici di serotonina. Ma stiamo osservando anche il contrario e cioè che nelle forme dove la stitichezza prevale è ridotta la densità di quella popolazione cellulare e perciò la quantità della serotonina".

Morale: la liberazione di questo messaggero chimico potrebbe subire dei continui alti e bassi. Il che spiegherebbe l'alternanza di stitichezza e diarrea nello stesso individuo.

Più equilibrio

Parola d'ordine, dunque: ripristinare nel "secondo cervello" l'equilibrio della serotonina. Anche perché agire sulla serotonina significa porre rimedio a un altro cruccio del paziente: l'iper-sensibilità viscerale.

Perciò bisogna usare dei farmaci "intelligenti", dotati della proverbiale marcia, in più rispetto alle armi tradizionali. Ovvero: devono calibrare il movimento intestinale, regolare la percezione del dolore e del senso di gonfiore, e normalizzare pure le secrezioni d'acqua e sali nell'intestino.

Tre obiettivi, una sola pillola. Così ecco una nuova generazione di medicine: quelle che potenziano o inibiscono (se è la stipsi o la diarrea il problema da sanare) l'attività di vari interruttori (tecnicamente, "recettori") sui quali va ad agire la serotonina. "In particolare i riflettori sono puntati oggi su un paio di farmaci", riferisce Tonini, "messi a punto per accendere l'attività della serotonina (grazie all'interazione con specifici bersagli detti in gergo "5-HT4") e per trattare quindi la sindrome dell'intestino irritabile associato a stitichezza.

I loro nomi: tegaserod (attualmente in corso di registrazione negli Stati Uniti) e prucalopride (molecola che potrebbe essere addiritturea destinata al trattamento della stispi in generale). Esercitano una potente azione "procinetica", come diciamo noi: coiè facilitano la progressione del contenuto intestinale nei tratti bassi dell'apparato digerente".

Edoardo Rosati


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