20 Gennaio 2002 (Corriere Salute) pag. 14
Sordità infantile
Uno studio denuncia la scarsa efficacia dei test per il riconoscimento precoce
Diagnosi a orecchio
PIU' ATTENZIONI PER SCOPRIRE IN TEMPO I DIFETTI UDITIVI
Dall'Inghilterra arriva l'allarme: la percentuale di bambini con problemi uditivi è assai più alta del previsto e la tendenza registrata fa prevedere un ulteriore aumento. Questa la conclusione a cui sono giunti ricercatori di Nottingham di Manchester, con una ricerca pubblicata sul British Medical Journal. Analizzando i dati relativi a più di diciassettemila bambini, nati fra il 1980 e il 1995, gli esperti hanno osservato che la percentuale di soggetti con un difetto uditivo medio-grave è maggioredi di quanto si pensasse, ma soprattutto che l'attuale metodologia non è sufficiente a diagnosticare tempestivamente tutti i casi.
in Italia
«Nel nostro Paese non ci sono dati che supportino l'ipotesi di un incremento della sordità infantile», esordisce il professor Oskar Schindler, della Clinica Audiologica Foniatrica dell'università di Torino presso l'ospedale San Giovanni Battista. «Nonostante ciò, la sordità resta comunque un problema abbastanza diffuso: infatti, se la sordità bilaterale profonda si presenta in uno-due pazienti ogni mille, le sordità medio-gravi, con perdita dei suoni superiori a 45 decibel, hanno un'incidenza pari a circa il 10 per cento della popolazione».
test genetici
Come sottolineato dagli studiosi d'oltremanica, inoltre, i test impiegati per lo screening infantile non sarebbero abbasta efficaci nell'individuare i difetti uditivi: secondo i dati raccolti, dal 50 al 90 per cento delle sordità rischierebbero di restare a lungo senza diagnosi. «Purtroppo, non esiste ancora un esame che, nei primissimi mesi di vita, possa darci la certezza assoluta della presenza di un problema all'udito: risultati attendibili si possono ottenere solo nel secondo semestre», osserva Schindler. «Gran parte degli sforzi per migliorare le possibilità di diagnosi sono rivolti al riconoscimento precoce delle sordità gravi e delle sordità profonde, che possono condurre al sordomutismo se gestite male. Esse hanno una base genetica in due terzi dei casi: per questo, sono al vaglio test genetici che possano permettere di riconoscere il bambino gravemente sordo alla nascita, per mezzo di un semplice esame del sangue. In attesa di questi test, che individueranno precocemente e con certezza le sordità gravi, esistono comunque esami che possono indicare la presenza di un problema (vedi box). Tuttavia, ciò che fa davvero la differenza è l'osservazione da parte dei genitori», prosegue l'esperto. «Se sono attenti è possibile individuare, esaminare ed eventualmente trattare i piccoli anche prima dei 6-8 mesi».
ELENA MELI
I controlli
Le tappe per seguire il piccolo
alla nascita |
| Prima di uscire dall'ospedale, il neonato viene visitato in modo da verificare che non vi siano i presupposti di un'alterazione dell'udito. Si può eseguire l'esame con otoemissioni e valutare se reagisce a suoni e rumori forti, ma le indicazioni sono comunque approssimate. Si possono però individuare i soggetti a rischio, da seguire. |
| fra 4 e 6 settimane |
| Fondamentale l'osservazione da parte dei genitori. Tutto a posto se, ad esempio il bambino si calma con la voce della madre, chiude gli occhi in presenza di un rumore forte ed improvviso e cerca con gli occhi la fonte degli stimoli sonori. |
fra 3 e 7 mesi |
| Da tenere d'occhio alcuni gesti del piccolo, che dovrebbe iniziare a reagire alla musica, muovere la testa verso un rumore e, dopo i 6 mesi, cominciare anche a usare la voce come richiamo, balbettando sillabe comprensibili. |
verso il settimo mese |
(e comunque entro il nono) è opportuna una visita audiologica. |
Le indagini più comuni
Gli esami che sondano la sensibilità ai suoni
Ecco i test più comuni, che possono essere considerati davvero indicativi solo a partire dai 7-9 mesi.
otoemissioni |
| Si tratta di un esame che rileva, attraverso un microfono applicato nel condotto uditivo esterno, i suoni (otoemissioni) generati da alcune cellule interne all'orecchio, sia spontaneamente sia in risposta ad uno stimolo sonoro: tali segnali scompaiono in presenza di un difetto dell'udito. |
potenziali evocati |
Misurano la variazione di attività elettrica del sistema nervoso centrale in risposta alle stimolazioni sonore. Viene eseguito sul bambino addormentato, in modo che non vi siano elementi di disturbo, e vi si ricorre, quando si ha un forte sospetto di sordità. |
elettrococleogramma |
| Il presupposto dell'esame è analogo ai potenziali evocati, ma in questo caso si vanno a misurare le variazioni di attività elettrica a livello del nervo uditivo. |