Maggio 2001 (Salute)

Una particolare gastropatia colpisce solo i bambini disturbati

L'intestino malato scatena l'autismo

I bambini autistici hanno una aspettativa di vita normale, mentre l'incidenza dell'autismo sembra in aumento, forse a causa di diagnosi più corrette. La National Autistic Society inglese suggerisce che l'1 per cento della popolazione soffre di disturbi comportamentali di vario grado e comunque riconducibili all'autismo con un numero variabile dai 4 ai 15 nuovi casi ogni 10.000 bambini nati. Imaschi risultano colpiti quattro volte di più delle femmine.

Non è una malattia, ma un disturbo dello sviluppo della funzione cerebrale che si manifesta entro i primi tre anni di vita, anche se il momento più implicato è il secondo: e a quel punto, la lotta evolutiva può mettere a rischio le sue difese emotive ed immunitarie e quindi la pelle, l'apparato respiratorio, digerente sembrano crollare.

L'approccio alla malattia per essere ottimale deve essere plurispecialistico e prendere in considerazione tutto lo spettro sintomatologico ed i dati diagnostici presentati da questi bambini. I dati provenienti dal cosiddetto Protocollo DAN (Defeat Autism Now) cioè la documentazione di tutte le più importanti analisi e suggerimenti terapeutici necessari allo studio ed alla cura del bambino autistico elaborato nel 1995 ad opera di una task torce costituita dai principali esperti mondiali sull'argomento, sembra aver aperto piccoli spiragli per la comprensione di questo complesso puzzle. I dati raccolti infatti evidenziano alcune condizioni cliniche già riconosciute ed altre nuove:

tra queste il particolare legame tra autismo ed apparato digerente, che spesso è bersagliato in molti bambini autistici da una serie di disturbi, quali stitichezza, diarrea e reflusso gastroesofageo.

Su questo fronte si sta muovendo una ricerca pilota, condotta in Italia tra Roma e Torino, che ha confermato in questi bambini condizioni cliniche quali malassorbimento ed eccessiva crescita batterica. Il deficit assorbitivo intestinale farebbe esporre l'intestino e quindi tutto l'organismo ad una serie di violenti shock da parte di fattori esogeni: ecco quindi che l'apparato digerente non è più solo il bersaglio, ma anche la sede della cascata di eventi immunitari che potrebbero scatenare la malattia e la stazione di partenza dei sintomi.

Andrew Wakefield, ricercatore presso il Royal Free Hospital di Londra era a sua volta andato a fondo del collegamento tra l'asse cervello-intestino, esplorando l'apparato digerente di ben 60 bambini affetti da disturbi del comportamento di vario grado, ma tutti inquadrabili come autistici. Tutti i bimbi erano portatori anche di disturbi intestinali. L'esame endoscopico del tratto inferiore dell'apparato digerente ha evidenziato una particolare forma di malattia infiammatoria intestinale tipica solo di questi bambini, non riscontrata in una popolazione sana di riferimento e con caratteristiche istologiche diverse da quelle delle comuni malattie infiammatorie croniche intestinali. Lo studio, pubblicato l'anno scorso sull'American Journal of Gastroenterology, apre la strada a nuovi trattamenti terapeutici specifici mirati all'apparato digerente che in questa prima fase sperimentale hanno portato ad un miglioramento della sintomatologia comportamentale di questi bambini. Wakefield riferisce con soddisfazione che molti di questi bambini già dopo l'assunzione di purganti intestinali di preparazione all'esecuzione degli esami endoscopici hanno mostrato un netto miglioramento sintomatologico.

"L'approccio al bambino autistico è molto complesso ed occorre la collaborazione di più figure con alta specializzazione ed esperienza specifica" ribadisce Federico Balzola, gastroenterologo alle "Molinette" di Torino che sta sviluppando la ricerca italiana, "dal pediatra, al gastroenterologo, al neuropsichiatra, senza trascurare il ruolo fondamentale svolto dai genitori, soprattutto quando si vuole proporre la realizzazione di esami endoscopici dotati di invasività".

Notizie confortanti arrivano anche dalla biologia molecolare che, "attraverso lo studio ematico, evidenzia alterazioni molecolari a livello genomico facilitando così una diagnosi corretta di autismo", spiega Antonio Barbaro, biologo molecolare dell'Unione Sanitaria Internazionale di Roma e coordinatore del polo romano della ricerca. Un piccolo-grande conforto alle angosce, alle speranze e le attese di molti genitori di questi sfortunati bambini.

Giancarla Rondinelli


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