Centro di Educazione alla Riabilitazione
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Per chi non conoscesse la metodologia applicata da Sophie Chastel ecco qua alcune informazioni utili.
"SENTIRCI
BENE PER…SENTIRSI BENE"
Rieducazione della percezione sonora col metodo AIT
"Il comportamento dell’essere umano è in gran parte condizionato dal suo modo di sentire…", è quanto afferma il medico francese Guy Bérard nella sua opera "UDITO uguale COMPORTAMENTO".
Il Dott.Bérard sostiene che esiste un rapporto stretto tra la qualità della percezione del mondo sonoro esterno e il nostro modo di essere, di agire.
Mentre l’audiologia classica si limita a stabilire la quantità dell’udito (si è sordi al 10%, 20%, 50%, ecc.), il Dott. Berard va a ricercare le modificazioni qualitative che i suoni possono subire nel loro percorso attraverso l’orecchio esterno, medio e interno.
Quando si può parlare di udito perfetto?
Si parla di udito perfetto quando la persona sente le tonalità di tutte le frequenze con la stessa intensità, se sono state emesse in modo uniforme.
Sul grafico audiometrico l’udito perfetto è rappresentato da una linea orizzontale diritta: ad ogni frequenza (da 125 a 8000 Hz) la persona percepisce il suono alla stessa intensità ( 10 decibel ).
Quando è consigliabile controllare l’udito?
Quando il soggetto presenta ronzii auricolari e fischi nelle orecchie, sente poco e male, presenta tempi di latenza fra il momento dell’ascolto e la comprensione del messaggio udito, è soggetto a depressione, disturbi del comportamento, difficoltà di apprendimento, problemi di linguaggio, dislessia, autismo, sindromi genetiche…
Quali sono le anomalie più ricorrenti e alcuni dei loro effetti?
· Distorsioni uditive: si manifestano quando l’orecchio percepisce come aventi intensità diverse le tonalità di frequenze che invece hanno in origine la stessa intensità. Accade allora che i suoni legati alle frequenze che si sentono di più coprano la percezione di suoni simili ma non identici. Ad es. il bambino può confondere il suono P con B o T.
· Mancanza di selettività: l’orecchio non riesce a differenziare i suoni gravi da quelli acuti. In questo caso la persona è stonata, può non amare la musica, può avere difficoltà ad apprendere lingue straniere.
· Dislateralità uditiva: normalmente il controllo dei suoni avviene attraverso l’orecchio destro, che ne trasmette i messaggi direttamente all’emisfero sinistro del cervello, dove ha sede anche il centro di decodificazione delle informazioni sonore. Questo avviene con una velocità di 20/100 di secondo. Se c’è un uso predominante dell’orecchio sinistro l’informazione approderà prima al centro d’ascolto dell’emisfero destro, per raggiungere poi l’emisfero sinistro, deputato alla decodificazione. Il processo subirà un rallentamento con tempi di latenza dai 4 ai 40/100 di secondo. Secondo Bérard, la dislateralità uditiva si traduce grossomodo in una percezione invertita delle lettere. Ad es. OS può essere sentito SO oppure IL diventa LI. Un bambino con disturbo di lateralità uditiva avrà bisogno di prestare la massima attenzione al messaggio che riceve per comprenderne il senso, e non sempre ci riuscirà! L’attenzione, dunque, sarà molto breve proprio per lo sforzo che il bambino deve compiere nel riorganizzare i suoni recepiti per dare un senso compiuto alla frase ascoltata.
· Udito doloroso: la percezione delle frequenze acute è dolorosa. In presenza di tali suoni i bambini piangono disperatamente e/o si coprono le orecchie con le mani. Ricercano luoghi appartati, hanno paura di entrare in locali rumorosi, rifuggono le grida dei bambini, scelgono come interlocutori adulti preferibilmente maschi perché la voce femminile, specie se di bambina, è troppo acuta per loro.
I bambini con udito difettoso pronunciano in modo errato alcuni suoni e spesso storpiano le parole, commettono sempre gli stessi errori quando scrivono, a volte sembrano non capire, a volte vengono diagnosticati dislessici…
Come interviene il Metodo AIT ( già EERS, Ears Education and Retraining System)?
La tecnica di rieducazione della percezione uditiva può essere paragonata all’azione di un fisioterapista che mobilizza progressivamente un arto traumatizzato con piccoli movimenti di flessione, rotazione, estensione, ecc.
Per l’orecchio avviene la stessa cosa, ma le mani del terapista vengono sostituite da stimoli sonori che obbligano a lavorare gli ossicini (martello, incudine, staffa) che formano l’orecchio medio: suoni alternativamente più forti, meno forti, più acuti, meno acuti, vengono inviati con intensità non aggressiva e con un ritmo appropriato. È una "ginnastica" che si effettua in 20 sedute di ascolto musicale, opportunamente programmate secondo il risultato dell’audiogramma, se è possibile farlo, o dei dati raccolti dal colloquio con i genitori.
Lo scopo del metodo è quello di normalizzare la curva uditiva alterata e, conseguentemente, di diminuire o eliminare i comportamenti-problema correlati.
Alcuni miglioramenti rilevati dai genitori di bambini sottoposti al trattamento riguardano l’aumentata capacità di sopportare rumori, di ascoltare, di comprendere, di parlare, oltre a progressi scolastici nella lettura, nella scrittura e nell’apprendimento. Viene inoltre segnalato un aumento dell’integrazione sociale per la diminuzione dei comportamenti problematici.